PREFETTURA DI BIELLA

 

PIANO DI EMERGENZA ESTERNO

 (art. 20 D.Lgs. 334/99)

   

per lo stabilimento della Società

 ILARIO ORMEZZANO – SAI S.p.A.

Via Cavour, 120 - Gaglianico (BI)

  

Edizione 0 – Revisione 0

Luglio 2002

  


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SOMMARIO

 

INTRODUZIONE

1      Premessa

2      Aggiornamenti e prove del Piano

3      Lista di distribuzione del Piano

SEZIONE A – INQUADRAMENTO DELLO STABILIMENTO

1      Generalità dello stabilimento

2      Descrizione dell’attività

3      Sostanze pericolose

4      Inquadramento territoriale

5      Condizioni meteorologiche

SEZIONE B – IPOTESI INCIDENTALI

1      Le zone di pianificazione

2      Scenari incidentali di riferimento

3      Definizione dei livelli di pericolo

4      Classificazione degli eventi incidentali

SEZIONE C – PROCEDURE OPERATIVE

1      Soggetti coinvolti nella gestione dell’emergenza

2      Stato di Preallarme

3      Cessato Preallarme

4      Stato di Allarme

5      Cessato Allarme

6      Stato di Emergenza

7      Informazione alla popolazione

8      Cessata Emergenza

 

 

ALLEGATI

 

Allegato 1       Planimetria dello stabilimento indicante i punti di raccolta, l’infermeria e gli attacchi antincendio

Allegato 2       Planimetria della zona circostante lo stabilimento con l’indicazione delle principali vulnerabilità territoriali secondo le categorie di cui al DM LL.PP. 9/05/2001

Allegato 3       Planimetria della zona circostante lo stabilimento con l’indicazione dei principali tematismi territoriali e dei posti di blocco del traffico veicolare

Allegato 4       Modulistica per la comunicazione in emergenza

Allegato 5       Elenco dei recapiti telefonici dei soggetti coinvolti nel piano

Allegato 6       Schemi a blocchi per il flusso della comunicazione tra i diversi soggetti

Allegato 7       Schede di sicurezza sintetiche delle principali sostanze pericolose

Allegato 8       Procedure operative dei diversi soggetti

 

 

 


INTRODUZIONE

 

1       Premessa

Il presente documento costituisce il Piano di Emergenza Esterno per lo stabilimento della società ILARIO ORMEZZANO – SAI S.p.A. sito in Gaglianico (BI), come previsto dall’articolo 20  del Decreto Legislativo n° 334 del 17 agosto 1999, che assegna al Prefetto il compito di predisporre, d’intesa con le Regioni e gli Enti Locali interessati, il piano di emergenza esterno per gli stabilimenti soggetti all’articolo 8 del citato decreto “al fine di limitare gli effetti dannosi derivanti da incidenti rilevanti” sulla base, tra l’altro, delle informazioni fornite dal gestore e delle conclusioni dell’istruttoria tecnica.

Tale attività di pianificazione si deve realizzare con il coinvolgimento di diversi Enti ed Amministrazioni, attraverso l’esame di problematiche strettamente tecniche e l’acquisizione e l’integrazione di informazioni di carattere territoriale. Gli elementi tecnici per l’individuazione delle aree a cui estendere la pianificazione d’emergenza sono stati desunti dalle risultanze del procedimento istruttorio, conclusosi a luglio 2001, nell’ambito del quale il Comitato Tecnico Regionale integrato, di cui all’articolo 19 del suddetto decreto, ha esaminato gli scenari incidentali ipotizzati nel Rapporto di Sicurezza.

In riferimento alla pluralità dei soggetti coinvolti, il ruolo di pianificatore assunto dal Prefetto risulta essere non quello di unico protagonista, bensì quello di “regista” di un gruppo di attori istituzionali, ai quali sono attribuite funzioni e responsabilità diverse in tema di controllo dei pericoli di incidente rilevante, di rischio tecnologico e, più in generale, di protezione civile, in accordo anche con le recenti disposizioni normative che hanno rafforzato le competenze degli Enti Locali, riconoscendo loro un ruolo determinante nella gestione dei rischi.

Per la predisposizione del presente Piano di Emergenza Esterno il Prefetto di Biella ha istituito un gruppo di lavoro, costituito da funzionari del Comando Provinciale dei Vigili del Fuoco di Biella, della Provincia di Biella, dell’Unità Operativa Autonoma di Coordinamento Rischio Tecnologico e del Dipartimento provinciale di Biella di ARPA Piemonte.

Su incarico della Prefettura, il documento è stato elaborato dall’Unità Operativa Autonoma di Coordinamento Rischio Tecnologico di ARPA Piemonte, conformemente alle indicazioni riportate nell’allegato IV al D.Lgs. 334/99, e successivamente condiviso ed approvato dall’intero gruppo di lavoro.

E’ strutturato in tre sezioni per consentire una rapida consultazione e rendere più agevole la revisione e l’aggiornamento.

La sezione A contiene gli elementi generali che consentono di inquadrare lo stabilimento: è descritta l’attività svolta, le principali sostanze pericolose presenti e sono dati alcuni elementi relativi al territorio circostante e alle condizioni meteorologiche della zona.

La sezione B riporta gli scenari incidentali presi a riferimento, con l’attribuzione dei relativi livelli di pericolo (attenzione, preallarme, allarme, emergenza) e la definizione dei protocolli per la comunicazione in emergenza tra i soggetti coinvolti nell’attuazione del piano.

La sezione C raccoglie le procedure operative dei singoli soggetti, diversificate a seconda dei livelli di pericolo.

 


2                           Aggiornamenti e prove del Piano

Come previsto dal comma 3 dell’articolo 20 del Decreto Legislativo n° 334 del 17 agosto 1999, il piano “deve essere riesaminato, sperimentato e, se necessario, riveduto ed aggiornato …dal prefetto ad intervalli appropriati e, comunque, non superiori a tre anni. La revisione deve tener conto dei cambiamenti avvenuti negli stabilimenti e nei servizi di emergenza, dei progressi tecnici e delle nuove conoscenze in merito alle misure da adottare in caso di incidenti rilevanti.”

Alla luce di queste disposizioni normative, si ricorda che il presente documento non può essere considerato un documento statico, ma deve essere mantenuto vivo e dinamico, in modo da contenere riferimenti a situazioni vigenti e consentire in caso di necessità la massima efficacia nel reperimento e nella gestione di tutte le risorse disponibili.

Si fa invito pertanto a tutti i soggetti coinvolti nell’attuazione delle procedure previste dal presente Piano a fornire tempestivamente notizia di qualsiasi cambiamento rispetto a quanto riportato nella presente edizione, nonché di far pervenire nelle opportune sedi di revisione eventuali spunti di miglioramento per rendere le procedure ancora più snelle e di facile attuazione.

In assenza di segnalazioni correttive e/o migliorative, si procederà comunque alla riedizione almeno triennale del documento, come previsto dal D.Lgs. 334/99.

Per quanto riguarda la sperimentazione del piano, si prevede di effettuare la prima entro il mese di ottobre 2002 e di procedere poi con le successive simulazioni almeno una volta all’anno, per garantire la conoscenza da parte dei singoli attori delle rispettive procedure ed il miglior coordinamento di tutti i soggetti, finalizzato al raggiungimento degli obiettivi di efficacia ed efficienza della gestione dell’emergenza.

Il Comando provinciale dei Vigili del fuoco di Biella attua di concerto con la ditta l’espletamento dell’addestramento presso lo stabilimento del personale operativo secondo le modalità concordate tra il Comando e il gestore dello stabilimento.

 

Revisioni

DATA

note

N° 0

Luglio 2002

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

prove del piano

DATA

note

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


3       Lista di distribuzione del Piano

Copia del presente piano è distribuita a tutti gli enti coinvolti nella gestione dell’emergenza, nonché ai soggetti istituzionali previsti dall’art. 20 del D.Lgs. 334/99. Si riporta di seguito l’elenco dei soggetti a cui il presente documento è trasmesso.

 

Ministero dell’Interno

Dipartimento della Protezione Civile

Ministero dell’Ambiente

Comando Provinciale dei Vigili del Fuoco di Biella

Ispettorato Interregionale per il Piemonte del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco

Questura di Biella

Comando Provinciale dei Carabinieri

Regione Piemonte – Presidenza della Giunta

Regione Piemonte - Assessorato Ambiente – Settore Grandi Rischi Industriali

Regione Piemonte - Assessorato Ambiente – Settore Protezione Civile

Provincia di Biella – Presidenza della Giunta

Provincia di Biella – Settore di Protezione Civile

Comune di Gaglianico

Comune di Verrone

Comune di Sandigliano

Comune di Candelo

ARPA Piemonte – Unità Operativa Autonoma di Coordinamento Rischio Tecnologico

ARPA Piemonte – Dipartimento provinciale di Biella

Azienda Sanitaria Locale n°12

Centrale Operativa 118

Comando Sezione Polizia Stradale

Stabilimento ILARIO ORMEZZANO – SAI S.p.A.

 

 

 


SEZIONE A – INQUADRAMENTO DELLO STABILIMENTO

 

1                 Generalità dello stabilimento

Ragione Sociale:                       ILARIO ORMEZZANO – SAI S.p.A.

Sede legale:                              Via Cavour, 120 – Gaglianico (BI)

Sede dello stabilimento:           Via Cavour, 120 – Gaglianico (BI)

Tel. 015.2546711      Fax 015.2546760       

 

Numero massimo presenze: 40                         N° turni/giorno: 1

 

Gestore e datore di lavoro:       Giancarlo Ormezzano

 

Direttore del deposito:  Marcello Peuto (335.6975596; abitazione 015.96116)

 

Responsabile del Servizio Prevenzione e Protezione: Marcello Peuto

 

Direttore dell’emergenza:                                             Marcello Peuto

 

Sostituto direttore e caposquadra antincendio:             Gaetano Cascina

 

2                 Descrizione dell’attività

La società ILARIO ORMEZZANO – SAI S.p.A. svolge un’attività prevalentemente commerciale di approvvigionamento, stoccaggio e rivendita di prodotti chimici per l’industria tessile, meccanica, conciaria, elettronica e farmaceutica, quali soluzioni acquose di acidi e basi organici ed inorganici, solventi infiammabili, solidi tossici e/o comburenti. Sono inoltre svolti semplici processi di diluizione, neutralizzazione ed infustamento.

L’approvvigionamento dei prodotti liquidi, stoccati in serbatoi, avviene tramite autobotti e la rivendita avviene in cisternette e fusti oppure in autobotti; i prodotti solidi sono invece stoccati nelle confezioni originali (sacchi o contenitori metallici o di plastica) e rivenduti tali e quali, senza subire alcuna manipolazione.

Si rimanda all’allegato 1 per la planimetria dello stabilimento, elencando qui solo brevemente le principali aree di stoccaggio e i magazzini:

§       Parco serbatoi stoccaggio solventi infiammabili e relativa pensilina di carico/scarico

§       Deposito sostanze tossiche e/o comburenti (magazzino n° 3)

§       Area di stoccaggio del sodio bicromato

§       Area di stoccaggio dell’acido fluoridrico

§       Magazzino sacchi /deposito sostanze infiammabili n°8

§       Deposito sostanze infiammabili n°6

§       Piastre 5A, 5B e 5C per lo stoccaggio delle sostanze corrosive

 

3                 Sostanze pericolose

Lo stabilimento è soggetto agli obblighi previsti dagli articoli 6 e 8 del D.Lgs. 334/99 per la detenzione di 51 t di sostanze molto tossiche (8 t di acido fluoridrico in soluzione al 40%, 43 t totali tra sodio bicromato solido e in soluzione al 50%), quantità superiore alla soglia di 20 t riportata in Allegato I parte 2 colonna 3 del suddetto Decreto.

Sono inoltre presenti liquidi facilmente infiammabili, sostanze tossiche e/o comburenti e sostanze pericolose per l’ambiente, in quantità inferiori ai rispettivi valori soglia previsti nella  tabella dell’Allegato I parte 2 colonna 3 del D.Lgs. 334/99, nonché sostanze classificate nocive, irritanti e corrosive (ad esempio ammoniaca e acido cloridrico in soluzione), che, pur non rientrando direttamente nel campo di applicazione del D.Lgs. 334/99, costituiscono comunque una possibile fonte di pericolo per gli effetti di irritazione conseguenti ad un rilascio accidentale.

In tabella 1 si elencano le principali sostanze pericolose movimentate all’interno dello stabilimento, con l’indicazione delle rispettive massime quantità, delle frasi di rischio e dei simboli di pericolo, come riportati nel Decreto del Ministero della Sanità 11 aprile 2001, recepimento del XXVII adeguamento al progresso tecnico della direttiva 67/548/CEE in materia di classificazione, imballaggio ed etichettatura di sostanze pericolose.

 

 

Tabella 1 Principali sostanze pericolose presenti nello stabilimento.

 

 

Sostanza

Massima quantità [t]

 

Numero CAS

 

Frasi di rischio R

 

Simboli di pericolo

Acetone

42

67–64–1 

11

F

Acido fluoridrico 40%

8

7664–39-3

26/27/28-35

T+, C

Ammoniaca 30%

70

7664–41–7

34-50

C, N

Acido acetico 80%

100

64-19-7

34

C

Acido acetico 99%

50

64-19-7

10-35

C

Anidride acetica 98%

28

108–24–7

20/22-34

C

Metanolo

40

67–56–1

11-23/25

T, F

Sodio bicromato

10

10588–01-9

8-21-25/26-37/38-41-43-46-49-50/53

T+, O, N

Sodio bicromato 50%

33

10588–01-9

21-25/26-37/38-41-43-46-49-50/53

T+, N

Sodio dicloroisocianurato

40

2782–57-2

8-22-31-36/37

O, Xn

Sodio dicloroisocianurato biidrato

30

51580–86–0 

22-31-36/37

Xn

Sodio idrosolfito

50

7775–14-6

7-22-31

Xn

Toluene

43

108–88-3

11-20

F, Xn

 

 

Di seguito si descrivono sinteticamente le modalità di stoccaggio e movimentazione di queste sostanze, rimandando alle schede di sicurezza sintetiche riportate in allegato 7 per le informazioni sulle caratteristiche chimico-fisiche, i parametri tossicologici e le azioni di primo soccorso.

 

Solventi infiammabili

Acetone, metanolo e toluene sono alcuni dei solventi presenti nello stabilimento; sono stoccati in serbatoi interrati e da lì travasati in fusti metallici per la vendita.

Si tratta di sostanze con tensione di vapore elevata e basso punto di infiammabilità, proprietà che giustificano la loro classificazione come infiammabili (frasi di rischio R10 o R11).

Il metanolo è anche classificato tossico per inalazione e ingestione, per la sua proprietà di neurotossico: è capace di danneggiare il nervo ottico e di interferire con le funzioni del sistema nervoso centrale se ingerito o respirato in grandi quantità o per lungo tempo. Si ricorda tuttavia che il suo valore di IDLH è relativamente alto, pari a 6000 ppm.

 

Acido fluoridrico

L’acido fluoridrico in soluzione al 40% è stoccato e movimentato esclusivamente in fusti di plastica da 30 kg, disposti in un’area esterna dedicata. E’ classificato molto tossico per inalazione, contatto cutaneo e ingestione (frasi di rischio corrispondenti R26/27/28), oltre che fortemente corrosivo (R35).

In caso di spandimento accidentale per rottura dei fusti, si ha lo sviluppo di vapori molto tossici (valore di IDLH desunto dal NIOSH Pocket Guide to Chemical Hazards pari a 30 ppm).

 

Sodio bicromato

Il sodio bicromato è presente nello stabilimento in due forme, solido e in soluzione acquosa: la forma solida è stoccata e movimentata esclusivamente in sacchi di plastica da 25 kg, mentre la soluzione acquosa al 50% è stoccata all’interno di due cisterne di acciaio inox e da lì prelevata per l’infustamento.

La forma solida è classificata comburente (frase di rischio R8), cancerogeno (R46-49), molto tossico per ingestione (R26), tossico per inalazione (R25), nonché altamente tossico per gli organismi acquatici (R50/53); in soluzione acquosa perde ovviamente la proprietà di comburente ma, in concentrazione superiore al 7%, mantiene le proprietà di tossicità (con valore di IDLH desunto dal NIOSH Pocket Guide to Chemical Hazards pari a 3,5 ppm) e cancerogenicità.

Ai sensi dell’attuale classificazione delle sostanze pericolose qualsiasi soluzione acquosa di sodio bicromato non risulta classificabile tossica per l’ambiente acquatico, anche se tale affermazione pare poco credibile alla luce dei meccanismi biologici che sono alla base della tossicità dello ione cromo VI.

 

Sodio dicloroisocianurato

Il sodio dicloroisocianurato è presente all’interno dello stabilimento in forma solida anidra e biidrata ed stoccato in fusti di plastica da 50 kg, per un quantitativo totale massimo rispettivamente di 40 e 30 tonnellate.

Si tratta di un solido di colore bianco, che ad alta temperatura (oltre i 240°C) si decompone con sviluppo di cloro, gas tossico.

In entrambi i casi è classificato pericoloso per l’ambiente acquatico, ma solo la forma anidra risulta anche comburente ed è pertanto stoccata nel magazzino n° 3 dedicato alle sostanze tossiche e/o comburenti.

 

Sodio idrosolfito

Il sodio idrosolfito è stoccato e movimentato esclusivamente in forma solida in fusti metallici da 50 kg, per un totale massimo di 50 t, all’interno del magazzino n°3 dedicato alle sostanze tossiche e/o comburenti.

Pur non essendo classificato pericoloso ai sensi del D.Lgs. 334/99 (risulta soltanto nocivo), in particolari condizioni, ad esempio a contatto con piccole quantità di acqua, si può decomporre liberando anidride solforosa, gas tossico.

 

Anidride acetica e acido acetico

L’anidride acetica in soluzione acquosa al 98% ed è stoccata in due cisterne di acciaio inox posizionate sulla piastra 5C, per un quantitativo totale massimo di 28 tonnellate. Allo stato puro è classificata infiammabile (frase di rischio R10), con punto di infiammabilità relativamente basso (49°C), e corrosiva (R34), proprietà che mantiene anche in soluzione acquosa. Reagisce esotermicamente con l’acqua liberando acido acetico.

L’acido acetico è presente in soluzione acquosa all’80% e al 99% (cosiddetto acido acetico glaciale) ed è stoccato rispettivamente in due cisterne di vetroresina inox posizionate sulla piastra 5A (per un quantitativo totale massimo di 100 t) e in due cisterne in alluminio coibentate posizionate sulla piastra 5B (per un quantitativo totale massimo di 50 t).

L’acido acetico glaciale ha un punto di infiammabilità di 40°C ed è sensibile al calore (l’irraggiamento solare può aumentarne l’instabilità): se riscaldato rilascia vapori che possono spostarsi per notevoli distanze prima di trovare l’innesco. Forma miscele esplosive con l’aria in un campo di concentrazioni comprese tra il 4 e il 16% in volume. A contatto con acqua libera calore e vapori irritanti.

 

Sostanze corrosive

Sulle piastre 5A, 5B e 5C sono posizionate cisterne verticali e orizzontali contenenti soluzioni acquose di acidi e basi, organici e inorganici, quali ad esempio ammoniaca, acido cloridrico, acido formico, acido solforico, soda caustica.

Tali sostanze, presenti in quantità considerevoli e frequentemente movimentate, pur non essendo classificate pericolose ai sensi del D.Lgs. 334/99 (risultano per lo più corrosive e/o irritanti), in caso di sversamenti accidentali sviluppano vapori che possono creare irritazione.

 

4                 Inquadramento territoriale

Lo stabilimento ILARIO ORMEZZANO è situato nel territorio del Comune di Gaglianico, in Via Cavour 120, in un'area pianeggiante situata al confine con i comuni di Verrone e Sandigliano. In particolare lo stabilimento confina:

-        a est con la strada statale 230 (denominata Trossi o altrimenti Via Cavour), arteria con traffico piuttosto elevato ed unica via di accesso allo stabilimento;

-        a nord-ovest con l’edificio del bowling (che dista pochi metri dal confine di proprietà), in cui è previsto un affollamento massimo di 500 persone, soprattutto nelle ore serali e notturne;

-        a sud-ovest con la Pettinatura di Verrone, in cui lavorano 85 dipendenti, con turni anche notturni;

-        a ovest con aree destinate ad uso agricolo di proprietà della ditta stessa.

Al di là della Via Cavour sono situati a circa 25 m un’autoconcessionaria della Mercedes-Benz con circa 20 dipendenti e turni di lavoro solo diurni e a circa 120 m un fabbricato attualmente in disuso.

Si rileva inoltre nella zona la presenza del torrente Cervo, ad una distanza di 4 km in direzione nord-est, del torrente Elvo, ad una distanza di 5 km in direzione sud–ovest, del canale della Marchesa a poco più di 2 km e del Rio Carletta a circa 70 m dal deposito, a scorrimento stagionale per uso irriguo.

In allegato 2 è riportata la planimetria della zona circostante lo stabilimento con l’indicazione delle principali vulnerabilità territoriali definite secondo le categorie di cui al D.M. del ministero dei Lavori Pubblici 9 maggio 2001. Si ribadisce la necessità di tenere aggiornata tale informazione, affidandone il compito al Settore di Protezione Civile della Provincia di Biella.

 


5                 Condizioni meteorologiche

Il clima in questa zona è di tipo continentale, con inverni piuttosto freddi (più volte negli ultimi anni si sono registrate minime assolute vicine a –14°C) ed estati calde con temperature massime assolute che raggiungono anche i 33°C, cui si accompagna un’intensa umidità.

L’andamento prevalente del vento, che appartiene ad un regime piuttosto diffuso in Val Padana, consiste in un ciclo giornaliero che si realizza nella maggioranza dei giorni senza perturbazioni; durante le ore soleggiate aumenta la velocità del vento con provenienza orientale (brezza di Val Padana), mentre durante la notte il vento proviene per lo più da nord-ovest (brezza di monte).

Considerando le rose annuali del vento, risulta che la direzione prevalente corrisponde a quella di nord-est e che a 10 m di altezza per circa l’80% del tempo presenta velocità inferiori od uguali a 1 m/s, mentre a 65 m tale percentuale scende al 40% circa. Le calme, intese come ore di velocità media inferiore a 0,3 m/s, arrivano al 60% del tempo a 10 m di altezza ed al 20% a 65 m. Il numero di ore in cui il vento mantiene ininterrottamente la medesima direzione (persistenza) è sempre abbastanza modesto.

All’interno dello stabilimento sarà installata entro la fine del 2002 una centralina per la rilevazione della direzione e della velocità del vento, collegata via cavo ad un computer per la registrazione dei dati e ad un display per la visualizzazione in tempo reale, entrambi collocati nella palazzina uffici. Qualora si verifichi una situazione incidentale di gravità tale da richiedere l’evacuazione del personale degli uffici, i dati rilevati dalla centralina sono comunicati alla sala operativa del Comando provinciale dei Vigili del Fuoco di Biella; al sopraggiungere dei Vigili del Fuoco, sarà possibile verificare l’andamento della direzione e della velocità del vento tramite la centralina in dotazione al loro mezzo mobile.

Attualmente il sistema di rilevazione dei dati meteorologici è affidato unicamente al mezzo mobile dei Vigili del Fuoco.

 

 

 


SEZIONE B – IPOTESI INCIDENTALI

 

1                 Le zone di pianificazione

Esaminando gli incidenti che si possono verificare in uno stabilimento, è possibile prevedere quali danni si debbano eventualmente attendere nel caso, benché improbabile, che l’incidente si dovesse verificare. In pratica, si può conoscere a quale distanza possono determinarsi effetti nocivi per le persone o le cose a seguito di un evento incidentale.

Per dare delle definizioni uniformi, il Dipartimento della Protezione Civile presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri ha messo a punto nel 1994 un documento dal titolo “Pianificazione di Emergenza Esterna per impianti industriali a rischio di incidente rilevante” in cui sono stabiliti i criteri per individuare le aree coinvolte da eventuali incidenti sulle quali effettuare interventi di Protezione Civile. Tale documento individua tre zone di pianificazione:

 

-        Prima zona – Zona di sicuro impatto. È la zona, in genere limitata alle immediate vicinanze dello stabilimento, nella quale debbono attendersi effetti sanitari che comportano un’elevata probabilità di letalità (12.5 kW/m2 in caso di irraggiamento e LC50[1] in caso di dispersione di vapori tossici).

 

-        Seconda zona – Zona di danno. È la zona, esterna alla prima, in cui possiamo aspettarci effetti gravi ed irreversibili per le persone che non adottano le misure di autoprotezione consigliate ed effetti letali per soggetti particolarmente vulnerabili, quali anziani, bambini, malati (5 kW/m2 in caso di irraggiamento e IDLH[2] in caso di dispersione di vapori tossici).

 

-        Terza zona – Zona di attenzione. Questa zona, la più esterna, riguarda le aree in cui sono possibili danni non gravi per soggetti particolarmente vulnerabili (1.5 kW/m2 in caso di irraggiamento; per il caso di dispersione di vapori tossici non è indicata una concentrazione di riferimento, anche se è prassi diffusa considerare il valore di TLV-STEL[3]). In questo caso il gestore ha ritenuto opportuno valutare gli effetti per il valore di TWA PEL[4], che come si evince dalla definizione appare più conservativo.

 

Nel caso specifico, dalle stime effettuate nell’analisi di sicurezza è emerso che non sono previste zone di sicuro impatto o zone di danno, come definite sopra, all’esterno dello stabilimento, ma solo la zona di attenzione potrebbe estendersi al di fuori dei confini del deposito, coinvolgendo eventualmente le infrastrutture e gli insediamenti limitrofi.

Considerato l’inquadramento territoriale dello stabilimento e la vicinanza di esso con altri insediamenti produttivi e non, si è ritenuto opportuno tener conto nel caso di incendio anche degli effetti conseguenti alla dispersione dei fumi di combustione e di vapori nocivi o irritanti nel caso di spandimenti accidentali di sostanze non esplicitamente soggette alla normativa sul controllo dei pericoli di incidente rilevante.

 

2                 Scenari incidentali di riferimento

Gli scenari incidentali presi in considerazione per l’elaborazione del presente Piano di Emergenza Esterna sono quelli identificati dal gestore nel Rapporto di Sicurezza e valutati dal Comitato Tecnico Regionale, di cui all’art. 19 del D.Lgs. 334/99, nel corso del procedimento istruttorio conclusosi nel mese di luglio 2001.

Dall’analisi di sicurezza svolta, il gestore ha stimato che i rischi connessi con la propria attività sono per lo più riconducibili a spandimenti accidentali di sostanze tossiche e/o infiammabili con conseguente incendio e/o rilascio di vapori tossici. L’analisi delle conseguenze, che porta all’individuazione e alla determinazione delle potenziali aree di pericolo all’interno e/o all’esterno dell’attività industriale, nonché all’entità dei possibili danni alle persone, alle cose e all’ambiente, è stata condotta utilizzando i modelli di calcolo contenuti nel programma STAR (Safety Techniques for Assessment of Risk).

In tabella 2 sono elencati i Top Event che il gestore ha preso in considerazione nel Rapporto di Sicurezza, procedendo ad una stima quantitativa delle conseguenze in termini di distanze di danno.

Tali eventi sono stati poi raggruppati per tipologia ed integrati con altri eventi che, pur non ricadendo nella definizione di incidente rilevante, posso arrecare disagio ed effetti di irritazione nei soggetti più sensibili. Per tali eventi, riconducibili per lo più a rilasci di sostanze corrosive e/o irritanti, si potrebbe tener conto, in via cautelativa, di una zona per le lesioni reversibili di raggio pari a circa 160 m dal perimetro dello stabilimento, in analogia con lo scenario del rilascio di cloro. In tabella 3 sono quindi riassunti tutti gli scenari incidentali di riferimento presi in considerazione per la pianificazione dell’emergenza.

 

Tabella 2 Risultati dell’analisi di sicurezza – scenari ipotizzati e conseguenze stimate

Top event

Ipotesi incidentale

Sostanza

rilasciata

1a zona

[m]

2a zona

[m]

3a zona

[m]

1a

Sversamento di liquido infiammabile per rottura della manichetta dell’ATB e conseguente incendio di pozza

Acetone

 

-

 

5

 

10

1b

Sversamento di liquido infiammabile per rottura della manichetta dell’ATB e conseguente incendio di pozza

Metanolo

 

5

 

8

 

13

1c

Sversamento di liquido infiammabile per rottura della manichetta dell’ATB e conseguente incendio di pozza

Toluolo

 

5

 

15

 

19

2a

Sversamento di liquido infiammabile per rottura di fusti

Acetone

8

15

19

2b

Sversamento di liquido infiammabile per rottura di fusti

Metanolo

8

15

19

2c

Sversamento di liquido infiammabile per rottura di fusti

Toluolo

8

15

19

3

Decomposizione termica del sodio dicloroisocianurato

Cloro

12

50

160

 

Tabella 3 Tipologie di eventi incidentali ipotizzabili nello stabilimento.

Top Event

Descrizione dell’evento

TOP 1a

Sversamento di liquidi infiammabili (es. metanolo, acetone, toluene). L’incidente può avvenire nell’area di travaso delle autobotti (ad esempio in seguito a distacco o rottura della manichetta) oppure in altra zona dello stabilimento per rottura di fusti o piccoli contenitori da trasporto. Si genera una pozza dalla quale derivano dei vapori infiammabili.

TOP 1b

Sversamento di liquidi infiammabili (es. metanolo, acetone, toluene) e conseguente incendio. L’incidente può avvenire nell’area di travaso delle autobotti (ad esempio in seguito a distacco o rottura della manichetta) oppure in altra zona dello stabilimento per rottura di fusti o piccoli contenitori da trasporto. Si genera una pozza dalla quale derivano dei vapori infiammabili che si incendiano.

TOP 2

Sversamento di liquidi tossici. L’incidente può essere causato, ad esempio, per rottura dei fusti di acido fluoridrico o per rottura della manichetta di travaso del sodio bicromato in soluzione.

TOP 3

Incendio nel magazzino di prodotti tossici. L’incidente può causare lo sviluppo di prodotti di combustione tossici, ad esempio cloro o anidride solforosa, derivanti dalla decomposizione del sodio dicloroisocianurato o del sodio idrosolfito.

TOP 4

Rilascio di prodotti corrosivi e/o irritanti (acido solforico, acido cloridrico, acido formico, ammoniaca, anidride acetica, …). L’incidente può essere causato, ad esempio, per rottura di piccoli contenitori, per distacco o rottura della manichetta di travaso dall’autobotte o per cedimento del serbatoio di stoccaggio.

TOP 0

Evento non prevedibile a priori. Può trattarsi ad esempio di incendio diffuso in un magazzino (anche per cause volontarie).

 

Seppur le conseguenze degli eventi di natura energetica siano ragionevolmente ricompresi all’interno dei confini dello stabilimento, come si evince dalla tabella 2, per l’elaborazione del presente piano si è ritenuto opportuno considerare non soltanto gli effetti conseguenti all’irraggiamento, ma anche i possibili effetti irritanti dei fumi di combustione, la cui composizione, non definibile a priori, è variabile a seconda della natura dei prodotti incendiati.

Inoltre per quanto riguarda lo sversamento di sostanze pericolose per l’ambiente, vale la pena ricordare che, a causa della complessità dei fenomeni, non esistono ad oggi dei metodi riconosciuti dal legislatore per valutare l’estensione delle aree di impatto.

Considerata comunque la presenza nello stabilimento di sostanze classificate con le frasi di rischio R50 o R51/53, quali ad esempio l’ammoniaca, e di altre che pur non essendo riconosciute dalla normativa come eco-tossiche, possono comunque arrecare danno se giungessero a contaminare il suolo, il sottosuolo o i corpi idrici superficiali e sotterranei, in sede di istruttoria si sono prese in considerazione le misure preventive e protettive necessarie a preservare l’ambiente in caso di spandimenti accidentali. Si ricordano solo brevemente alcune misure precauzionali assunte dal gestore: i serbatoi di stoccaggio sono dotati di bacini di contenimento impermeabilizzati, tutta l’area dello stabilimento è asfaltata e recentemente è stata installata una vasca di raccolta da circa 40 m3 dove è possibile deviare eventuali reflui che non possono essere scaricati tal quali all’impianto di depurazione consortile.

 


3                  Definizione dei livelli di pericolo

Considerato che ogni pianificazione di emergenza richiede che la segnalazione del verificarsi di un incidente provenga da una fonte predeterminata e che questa debba essere affidabile e consapevole, l’allertazione finalizzata ad avviare le procedure previste dal presente Piano non può che essere affidata all’azienda, trattandosi di un atto di valutazione responsabile la cui tempestività risulta decisiva per il successo delle operazioni di autoprotezione e di soccorso. A questo proposito, va tenuto presente che tale sorta di segnalazione risulta, allo stesso tempo, difficile e delicata, in quanto pretende la certezza dell’immanenza dell’incidente rilevante e nel contempo non può essere ritardata perché si correrebbe il rischio di compromettere la riuscita delle misure di protezione e di salvaguardia esterne.

Sulla base di una scala graduata di livelli di pericolo (attenzione, preallarme, allarme, emergenza) si è stabilita un’opportuna codificazione, in raccordo con i contenuti del Piano di Emergenza Interno, delle anomalie che, se non opportunamente contrastate, possono dare luogo agli eventi presi a riferimento per l’attuazione delle procedure di emergenza esterna. Il livello di attenzione è gestito unicamente dal Piano di Emergenza Interno dello stabilimento, mentre per i restanti tre livelli sono stati definiti i seguenti criteri:

q      preallarme

-       l’anomalia può comportare la perdita di controllo da parte degli operatori dello stabilimento; viene diramato un allarme interno all’azienda, si interrompono le lavorazioni e tutti gli operatori, esclusi quelli delle squadra di emergenza, si trovano nel punto di raccolta;

-       si provvede ad allertare i soggetti esterni telefonicamente e/o inviando la specifica messaggistica concordata, finalizzata a consentire a questi di predisporsi ad agire al determinarsi di situazioni di allarme o di emergenza;

q      allarme

-       l’anomalia non è controllabile con i soli mezzi interni allo stabilimento; viene azionata la segnalazione acustica per l’allarme interno all’azienda, si interrompono le lavorazioni e tutti gli operatori, esclusi quelli delle squadra di emergenza, si trovano nel punto di raccolta.

-       Si richiede l’intervento dei soggetti esterni, viene inviata la specifica messaggistica concordata, finalizzata a fornire le informazioni necessarie ai soggetti esterni preposti all’attivazione delle procedure per intraprendere immediatamente le azioni di autoprotezione prefigurate e per prepararsi all’eventuale emergenza;

q      emergenza

-       si tratta di un’anomalia o un evento ad evoluzione rapida che, pur rilevato con rapidità, non lascia spazio a predisposizioni preventive oppure le azioni di contrasto della condizione di allarme non hanno avuto successo;

-       è diramato il segnale di allarme udibile dall’esterno per l’informazione alla popolazione ed è richiesto l’intervento di tutte le risorse disponibili in termini di uomini e mezzi di soccorso.

 


4                           Classificazione degli eventi incidentali

Per l’attivazione degli stati di preallarme, di allarme e di emergenza, definiti precedentemente, i Top Event riportati in tabella 3 sono stati classificati sia in base alla loro possibile magnitudo, sia relativamente alla tipologia della loro evoluzione temporale, come mostrato in tabella 4.

 

Tabella 4 Classificazione degli eventi incidentali.

 

 

MAGNITUDO

 

 

Top event privi di ripercussioni all’esterno

Top event con possibili ripercussioni all’esterno

Top event con ripercussioni all’esterno

EVOLUZIONE

evoluzione lenta

 

-

TOP 1b

TOP 2

TOP 4

 

-

escalation potenziale

 

TOP 1a

 

TOP 3

 

TOP 0

Livelli di pericolo

preallarme                   prevede l’allertazione dei soggetti esterni e l’attivazione delle procedure di preallarme

allarme                               prevede la comunicazione esterna e l’attivazione delle procedure di allarme

emergenza                          prevede la comunicazione esterna e l’attivazione delle procedure di emergenza e di diramazione del segnale sonoro alla popolazione

 

 


SEZIONE C – PROCEDURE OPERATIVE

 

Nel seguito sono descritte per ciascuna delle tre situazioni di pericolo (preallarme, allarme, emergenza) le azioni di ciascuno dei soggetti coinvolti, sintetizzate nei diagrammi a blocchi riportati in allegato 6.

Le azioni descritte nelle situazioni di allarme ed emergenza si riferiscono al caso più sfavorevole in cui tali condizioni non siano l’evoluzione temporale della situazione corrispondente al livello di pericolo immediatamente inferiore (rispettivamente preallarme-allarme, allarme-emergenza). Per ciascun soggetto pertanto alcune azioni saranno comuni a più situazioni; per maggior chiarezza le azioni già previste nella situazione precedente sono scritte in carattere Courier.

Si sottolinea che la situazione di preallarme non corrisponde ad una situazione di emergenza esterna vera e propria, infatti i soggetti esterni vengono unicamente allertati. Nello stato di allarme gli unici soggetti che intervengono sono i Vigili del Fuoco e l’ARPA di Biella e solo nell’ultimo caso di emergenza vera e propria si ha la mobilitazione generale di tutti i soggetti esterni. In questo caso si ha infatti l’allestimento della Sala Operativa presso la sede del C.O.M. 3 di Biella (Centro Operativo Misto), nei cui locali si recano i rappresentanti dei diversi soggetti incaricati del coordinamento di ciascuno degli Organi di intervento e di soccorso, nonché di quelli di supporto all’emergenza.

La Sala Operativa provvede a:

·       garantire il raccordo tra i soggetti impegnati nelle operazioni di soccorso;

·       tenere costantemente informati i soggetti sull’evoluzione del fenomeno incidentale e sullo stato delle operazioni;

·       coordinare e gestire l’informazione alla popolazione dell’area coinvolta ed a rapportarsi con i mezzi di informazione.

 

 


1                 Soggetti coinvolti nella gestione dell’emergenza

Si riassumono di seguito i compiti dei diversi soggetti coinvolti nella gestione dell’emergenza.

 

Il Responsabile del Piano di Emergenza Interno dello stabilimento

È la persona individuata nel piano di emergenza interno dello stabilimento, incaricata di gestire e coordinare le attività di controllo e mitigazione della situazione anomala che si sta verificando; ha la responsabilità di stabilire la gravità della situazione e di allertare ed eventualmente richiedere l’intervento dei soggetti esterni; provvede altresì, dopo essersi consultato con il Comandante provinciale dei Vigili del Fuoco o con il funzionario più alto in grado e previa autorizzazione del Prefetto, alla diramazione dell’allarme alla popolazione.

 

I Vigili del Fuoco

Costituiscono il soggetto di intervento vero e proprio sul luogo dell’incidente. Il Comandante Provinciale o il funzionario reperibile assume la direzione dell’intervento.

 

Il Prefetto

È l’autorità che interviene per il raccordo tra i diversi attori del Piano, per la comunicazione con la popolazione e con gli organi di informazione, per la disciplina della circolazione veicolare e per l’approntamento dei primi soccorsi sanitari. Il Prefetto dichiara lo stato di cessata emergenza.

 

La Provincia

Il Presidente della Provincia collabora con il Prefetto nella gestione dell’emergenza e provvede a coordinare i comuni di Gaglianico e Verrone, limitrofi allo stabilimento.

 

Il Sindaco

È l’autorità che provvede all’informazione preventiva della popolazione, tramite la diffusione della scheda di informazione sui rischi di incidente rilevante per i cittadini e i lavoratori, predisposta dal gestore dello stabilimento secondo quanto previsto dall’allegato V al D.Lgs. 334/99. Emana altresì ordinanze qualora motivi di carattere sanitario lo richiedano.

 

L’Azienda Sanitaria Locale

Coordina e fornisce l’assistenza sanitaria e gestisce l’emergenza sanitaria.

 

L’Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale

L’ARPA fornisce il supporto tecnico per le valutazioni necessarie alla previsione dell’evoluzione dell’incidente, all’assunzione di provvedimenti in ordine alla tutela dell’ambiente (aria, acqua, suolo), sia durante l’emergenza, sia al termine della stessa.

 

Le Forze dell’Ordine

I Carabinieri e la Polizia Stradale concorrono nelle operazioni di soccorso e di informazione alla popolazione, di mantenimento dell’ordine pubblico e del controllo del traffico veicolare.


2                 Stato di Preallarme

 


 

 


Il Responsabile del Piano di Emergenza Interno dello stabilimento

-        Informa il Comando provinciale dei Vigili del Fuoco di Biella tramite comunicazione telefonica al 115 e/o fax secondo il modulo preimpostato (allegato 4). La comunicazione telefonica riporta fedelmente tutte le informazioni previste dalla modulistica utilizzabile per il fax.

 

Il Comando provinciale dei Vigili del Fuoco di Biella

-        Allerta il funzionario reperibile, che si tiene pronto a recarsi presso lo stabilimento, dandone informazione al Comandante o al suo vice.

-        Informa il funzionario reperibile del Dipartimento provinciale dell’ARPA di Biella.

 

Il Dipartimento provinciale dell’ARPA di Biella

-        Il funzionario reperibile si reca presso lo stabilimento.

-        Informa il Direttore del Dipartimento e il funzionario reperibile dell’Unità Operativa Autonoma di Coordinamento Rischio Tecnologico della sede centrale.

 

3                 Cessato Preallarme

Il Responsabile del Piano di Emergenza Interno dello stabilimento

-        Dà comunicazione della fine dello stato di preallarme al Comando provinciale dei Vigili del Fuoco di Biella tramite comunicazione telefonica al 115, seguita dal fax secondo il modulo preimpostato (allegato 4).

 

Il Comando provinciale dei Vigili del Fuoco di Biella

-        Dà comunicazione della fine dello stato di preallarme al funzionario reperibile del Dipartimento provinciale dell’ARPA di Biella, che era stato precedentemente allertato.

 


4                 Stato di Allarme

 


 

 


Il Responsabile del Piano di Emergenza Interno dello stabilimento

-        Richiede tramite comunicazione telefonica al 115 e/o fax secondo il modulo preimpostato (allegato 4), l’intervento del Comando provinciale dei Vigili del Fuoco di Biella. La comunicazione telefonica riporta fedelmente tutte le informazioni previste dalla modulistica utilizzabile per il fax.

-        Accerta attraverso la centralina meteo la direzione e la velocità del vento.

-        Qualora si tratti di un rilascio di sostanze che potrebbero alterare i parametri degli scarichi al depuratore consortile, ne dà tempestiva informazione al funzionario reperibile del depuratore consortile.

-        Predispone le informazioni utili per i Vigili del Fuoco (planimetria di stabilimento con l’indicazione dei punti di prelievo dell’acqua antincendio, schede di sicurezza delle sostanze coinvolte, direzione e velocità del vento).

-        All’arrivo sul posto dei Vigili del Fuoco fornisce ogni utile assistenza alle squadre di intervento, passando il coordinamento della gestione dell’emergenza al Comandante o al funzionario più alto in grado.

 

Il Comando provinciale dei Vigili del Fuoco di Biella

Il Comando, attraverso la sua Centrale Operativa, ricevuta la segnalazione di allarme:

-        Invia i contingenti di primo intervento presso lo stabilimento, dandone informazione al Comandante o al suo vicario.

-        Informa il funzionario reperibile del Dipartimento provinciale dell’ARPA di Biella.

-        Allerta la Prefettura di Biella, tramite comunicazione telefonica delle informazioni ricevute dal responsabile del Piano di Emergenza Interno dello stabilimento.

-        Allerta il Servizio di Emergenza Sanitaria tramite comunicazione telefonica al 118.

-        Informa la Pettinatura di Verrone, il Bowling e il Biella Fiere della situazione di allarme in atto presso lo stabilimento, ricordando loro di chiudere le prese d’aria dall’esterno.

-        Assume, attraverso il suo Comandante o il funzionario più elevato in grado, la direzione dell’intervento, raccordandosi con il responsabile del Piano di Emergenza Interno dello stabilimento.

 

Il Dipartimento provinciale dell’ARPA di Biella

-       Il funzionario reperibile si reca presso lo stabilimento per fornire il supporto tecnico per l’eventuale assunzione dei provvedimenti urgenti in ordine alla tutela dell’ambiente.

-       Il funzionario reperibile informa il Direttore del Dipartimento e il funzionario reperibile dell’Unità Operativa Autonoma di Coordinamento Rischio Tecnologico della sede centrale.

 

La Prefettura di Biella

-        Il Prefetto o il funzionario reperibile della Prefettura di Biella si predispone a richiedere l’apertura della Sala Operativa, individuata presso il Comune di Biella (C.O.M. 3).

 

Il Servizio di Emergenza Sanitaria

-        Si prepara ad inviare un’unità di pronto intervento sanitario presso lo stabilimento.

 

5                 Cessato Allarme

Il Responsabile del Piano di Emergenza Interno dello stabilimento

-        Su decisione congiunta con il Comandante dei Vigili del Fuoco o del funzionario che ha assunto la direzione dell’intervento, dà comunicazione della fine dello stato di allarme al Comando provinciale dei Vigili del Fuoco di Biella tramite comunicazione telefonica al 115, seguita dal fax secondo il modulo preimpostato (allegato 4).

 

Comando provinciale dei Vigili del Fuoco

-        Dà comunicazione della fine dello stato di allarme al Dipartimento provinciale dell’ARPA di Biella, alla Prefettura di Biella e al Servizio di Emergenza Sanitaria.

-        Informa la Pettinatura di Verrone, il Bowling e il Biella Fiere della fine dello stato di allarme in atto presso lo stabilimento.

 


6                 Stato di Emergenza

 


 


Il Responsabile del Piano di Emergenza Interno dello stabilimento

-       Richiede tramite comunicazione telefonica al 115 e/o fax secondo il modulo preimpostato (allegato 4), l’intervento del Comando provinciale dei Vigili del Fuoco di Biella. La comunicazione telefonica riporta fedelmente tutte le informazioni previste dalla modulistica utilizzabile per il fax.

-       Accerta attraverso la centralina meteo la direzione e la velocità del vento.

-       Qualora si tratti di un rilascio di sostanze che potrebbero alterare i parametri degli scarichi al depuratore consortile, ne dà tempestiva informazione al funzionario reperibile del depuratore consortile.

-        Predispone le informazioni utili per i Vigili del Fuoco (planimetria di stabilimento con l’indicazione dei punti di prelievo dell’acqua antincendio, schede di sicurezza delle sostanze coinvolte, direzione e velocità del vento).

-        All’arrivo sul posto dei Vigili del Fuoco fornisce ogni utile assistenza alle squadre di intervento, passando il coordinamento della gestione dell’emergenza al Comandante o al funzionario più alto in grado.

-        Sentito il parere del Comandante o del funzionario più altro in grado dei Vigili del Fuoco e ricevuta l’autorizzazione del Prefetto, attiva i dispositivi di segnalazione dell’emergenza esterna per l’allarme alla popolazione.

 

Il Comando provinciale dei Vigili del Fuoco di Biella

Il Comando, attraverso la sua Centrale Operativa, ricevuta la segnalazione di emergenza:

-       Invia i contingenti di primo intervento presso lo stabilimento, dandone informazione al Comandante o al suo vice.

-       Informa il funzionario reperibile del Dipartimento provinciale dell’ARPA di Biella.

-       Informa la Prefettura di Biella tramite comunicazione telefonica

-        Attiva il Servizio di Emergenza Sanitaria tramite comunicazione telefonica al 118.

-       Attiva la Questura tramite comunicazione telefonica al 113.

-       Informa la Pettinatura di Verrone, il Bowling e il Biella Fiere della situazione di emergenza presso lo stabilimento, ricordando loro di chiudere le prese d’aria dall’esterno.

-        Assume, attraverso il suo Comandante o il funzionario più elevato in grado, la direzione dell’intervento, raccordandosi con il responsabile del Piano di Emergenza Interno dello stabilimento.

-        Il Comandante o il funzionario più altro in grado dei Vigili del Fuoco si consulta con il Responsabile del Piano di Emergenza Interno dello stabilimento e, ricevuta l’autorizzazione del Prefetto, attiva i dispositivi di segnalazione dell’emergenza esterna per l’allarme alla popolazione.

-        Assicura il continuo scambio di informazioni con la sala operativa, presso la quale si reca un proprio funzionario.

-        Garantisce la disponibilità, all’occorrenza, di tutti i funzionari del Comando.

 

Il Dipartimento provinciale dell’ARPA di Biella

-       Il funzionario reperibile si reca presso lo stabilimento per fornire il supporto tecnico per l’eventuale assunzione dei provvedimenti urgenti in ordine alla tutela dell’ambiente.

-        Il funzionario reperibile informa il Direttore del Dipartimento e il funzionario reperibile dell’Unità Operativa Autonoma di Coordinamento Rischio Tecnologico della sede centrale.

-        Il Direttore del Dipartimento (o un suo delegato) si reca presso la Sala Operativa per la valutazione della situazione a partire dai dati ambientali.

 

La Prefettura di Biella

-        Il Prefetto o il funzionario reperibile della Prefettura richiede l’apertura della Sala Operativa, individuata presso il Comune di Biella, e si reca nei locali adibiti allo scopo.

-        Informa il funzionario reperibile della Protezione Civile della Regione Piemonte dell’emergenza in atto presso lo stabilimento.

-        Informa la Provincia di Biella dell’emergenza in atto presso lo stabilimento.

-        Informa i Sindaci di Gaglianico, Sandigliano e Verrone dell’emergenza in atto presso lo stabilimento.

-        Fornisce alla stampa le notizie possibili.

 

La Questura di Biella

-        Informa il Questore o il suo vice dell’emergenza in atto presso lo stabilimento.

-        Avvisa il Comandante della Stazione dei Carabinieri tramite comunicazione telefonica al 112 e richiede l’intervento di una pattuglia.

-        Avvisa la Polizia Stradale e richiede l’intervento di una pattuglia.

 

Il Settore Protezione Civile della Regione Piemonte

-        Il funzionario reperibile della Protezione Civile, sulla base delle informazioni ricevute dalla Prefettura, valuta l’opportunità di recarsi presso la sede della sala operativa e si occupa di informare il Presidente della Giunta regionale.

 

La Provincia di Biella

-        Il Presidente della Provincia di Biella (o suo delegato) si reca presso la sede della sala operativa.

 

I comuni di Gaglianico, Sandigliano e Verrone

-        I Sindaci dei comuni di Gaglianico, Sandigliano e Verrone si recano presso la sede della sala operativa.

 

Le Forze dell’Ordine

-        I Comandanti della Stazione dei Carabinieri e della Polizia Stradale dispongono i posti di blocco sulla Strada Statale Trossi, come indicato nella planimetria in allegato 3, per impedire l’accesso al luogo dell’incidente.

-        Inviano radiomobili dotate di apparato di diffusione nei pressi della zona per diffondere il messaggio di emergenza preregistrato con le informazioni sul comportamento da seguire.

-        I Comandanti della Stazione dei Carabinieri e della Polizia Stradale si tengono costantemente in contatto con la Sala Operativa.

 

Servizio di Emergenza Sanitaria

-        Invia un’ambulanza nella zona dell’incidente.

-        Allerta il Presidio Ospedaliero circa la possibilità di assistere traumatizzati, ustionati e/o intossicati da cloro, metanolo o altri gas tossici (anidride solforosa, acido fluoridrico…).

 

7                 Informazione alla popolazione

La segnalazione d’inizio emergenza è effettuata mediante una sirena udibile all’esterno dello stabilimento, azionata su decisione congiunta dal Responsabile del Piano di Emergenza Interno dello stabilimento o dal Comandante provinciale dei Vigili del Fuoco o funzionario più alto in grado, previa autorizzazione del Prefetto.

Il segnale di fine emergenza è diramato mediante messaggio verbale diffuso tramite automezzi di Polizia Stradale e Carabinieri muniti di altoparlante.

Si riportano di seguito alcune norme di comportamento che tutte le persone presenti nelle zone di pericolo dovrebbero seguire al segnale della sirena di emergenza esterna, con particolare riferimento al personale della Pettinatura di Verrone, del Bowling, della concessionaria Canella Auto e del Biella Fiere.

 

Se sono fuori casa:

-        cercano riparo nel locale al chiuso più vicino.

 

Se sono in auto:

-        posteggiano immediatamente in modo da non recare intralcio alla circolazione dei mezzi di soccorso, spengono il motore e cercano riparo nel locale al chiuso più vicino.

-        Si astengono dal fumare.

-        Non si recano sul luogo dell’incidente.

-        Non si recano a prendere i bambini a scuola: i bambini sono protetti e assistiti dagli insegnanti che sono stati addestrati per le situazioni di emergenza.

 

Se sono a casa o rifugiati al chiuso:

-        non usano ascensori.

-        Chiudono le porte e le finestre che danno sull’esterno, tamponando le fessure a pavimento con strofinacci bagnati.

-        Fermano i sistemi di ventilazione o di condizionamento.

-        Si muniscono di pezza bagnata da porsi a protezione delle vie respiratorie e si recano nel locale più idoneo in base alle seguenti caratteristiche, evitando assolutamente gli scantinati: poche aperture, posizione nei locali più interni dell’abitazione, disponibilità di acqua, presenza di muri maestri.

-        Prestano la massima attenzione ai messaggi trasmessi dall’esterno per altoparlante.

-        Non usano il telefono né per chiedere informazioni né per chiamare parenti o amici.

-        Attendono che venga diramato il segnale di cessata emergenza.

 

8                 Cessata Emergenza

Il Responsabile del Piano di Emergenza Interno dello stabilimento

-        Su decisione congiunta con il Comandante dei Vigili del Fuoco o del funzionario che ha assunto la direzione dell’intervento, dà comunicazione della fine dello stato di allarme al Comando provinciale dei Vigili del Fuoco di Biella tramite comunicazione telefonica al 115, seguita dal fax secondo il modulo preimpostato (allegato 4).

 

Il Comando provinciale dei Vigili del Fuoco di Biella

-        Dà comunicazione della fine dello stato di allarme al Dipartimento provinciale dell’ARPA di Biella, alla Prefettura di Biella e al Servizio di Emergenza Sanitaria.

 

La Prefettura di Biella

-        Il Prefetto (o il funzionario delegato), avuta conferma dal direttore dell’intervento, che si trova presso lo stabilimento, che sussistono le condizioni per poter dichiarare chiusa la fase di emergenza, comunica agli Organi coinvolti la fine dell’emergenza.

 

Il Dipartimento Provinciale ARPA

-        Se l’evento è stato di natura tossicologica i servizi territoriali intensificano il monitoraggio delle conseguenze dell’incidente sulle condizioni ambientali.

 

I Carabinieri e la Polizia stradale

-        Comunicano alla popolazione la cessata emergenza, a mezzo altoparlante su automezzo, richiamando le cautele specifiche.

-        Rimuovono i blocchi della circolazione veicolare.

 

Popolazione che si trova in zona di pericolo o di attenzione

-        Al segnale di fine emergenza, deve aerare accuratamente gli ambienti.

 



[1] Lethal Concentration 50%: concentrazione di sostanza tossica letale per inalazione per il 50% dei soggetti esposti per 30 minuti.

[2] Immediately Dangerous to Life or Health: limite di concentrazione di sostanza tossica al quale può essere esposto un uomo per 30 minuti senza subire per inalazione danni irreversibili per la salute o sintomi tali da impedire l’esecuzione delle appropriate azioni protettive.

[3] Threshold Limit Value – Short Term Exposure Limit: il picco di concentrazione al quale può essere esposto (non più di quattro volte al giorno e per un tempo non continuativo con intervalli di almeno un’ora tra un’esposizione e l’altra) un lavoratore che già subisce le soglie del TLV-TWA (Threshold Limit Value – Time Weighted Average) che rappresenta il limite di concentrazione mediata nel tempo al quale può essere esposto un lavoratore per 8 ore al giorno e 40 ore alla settimana senza subire effetti dannosi.

[4] Permessive Exposure Limits: è una concentrazione TLV-TWA relativa ad un periodo di 10 ore al giorno per 40 ore alla settimana.